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Programma di ricerca su "L'evoluzione della rappresentanza sociale e della rappresentanza politica in Italia e in Europa (1969 - 1992)"

Componenti
Prof. Andrea Ciampani – Coordinatore - (professore ordinario LUMSA)
Dott. Andrea Becherucci (archivista Historical Archives of Europea Union)
Dott.ssa Miryam Bergamaschi (ricercatrice Fondazione G. Brodolini)
Dott.ssa Chiara Zampieri (assegnista ricerca Università di Padova)
Dott. Generoso Rosati (dottore di ricerca Università La Sapienza)
Dott. Plinio Limata (dottorando LUMSA)

Partenariati nazionali e internazionali
Historical Archives of Europea Union
Fondazione G. Brodolini
Università di Torino

Obiettivi della ricerca
Il Programma di ricerca si concentra sui diversi profili di storia della rappresentanza sociale, in particolare dei sindacati e delle imprese, in connessione alla rappresentanza politica nell’emergere della crisi della “repubblica dei partiti”.
In particolare si intende ricostruire alcuni passaggi della nuova stagione dei rapporti socio-politici che si aprì nel 1970. La ricerca sindacale di identità sociale come soggetto partecipe dei processi di sviluppo venne progressivamente orientata verso una generalizzazione delle rivendicazioni, una “lotta per le riforme”, che finì col caratterizzare caratterizzò la Federazione Cgil, Cisl, Uil, nata nel 1972; nel contempo la Federazione unitaria costituì un elemento di rafforzamento democratico del Paese. Di fronte alla percezione della fortissima influenza delle relazioni industriali sul policy making, comunque, nella classe dirigente italiana sembrò maturare un orientamento oscillante tra una prospettiva di regolazione sociale senza e contro le organizzazioni intermedie e la disponibilità a concertare con i sindacati principali flussi economici e orientamenti delle risorse.
Negli anni Ottanta, infine, rinnovate proposte di soggettività sociale si trovarono a confrontarsi con disegni neocorporativi e di “democratizzazione” dell’economia, che sembrarono riprodurre nuove forme di primazia della rappresentanza politica sulla società. In tali scenari si collocarono le ricadute nazionali del Dialogo sociale avviato dalla Commissione Europea presieduta da Delors, fino alla realizzazione del “protocollo sociale di Maastricht” del 1992. Quel testo, concordato tra le parti sociali europee e portato ai governi dell’Unione, costituì un importante riconoscimento della rappresentanza sociale e del suo ruolo a partecipare alla formazione delle decisioni comunitarie, additando nuovi rapporti tra regolazione sociale e politiche pubbliche.

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