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Programma di ricerca su "Diritto internazionale e giurisprudenza costituzionale"

Componenti
Prof. Giuseppe Puma – Coordinatore – ricercatore t.d. (A) (LUMSA)
Prof. Guido Rivosecchi– Professore Ordinario (LUMSA)
Prof. Antonello Tancredi – Professore Ordinario (Università degli Studi di Palermo/Université de Nice)

Obiettivi della ricerca
Il Programma di ricerca si inscrive nel quadro di una questione classica del diritto internazionale, che ha interessato la dottrina più autorevole sin dalla fine dell’800. La tematica, tuttavia, risulta di grande attualità, come dimostra, da un lato, la più recente giurisprudenza della Corte costituzionale e, dall’altro, il vivace interesse della dottrina costituzionalistica e internazionalistica italiana.
In primo luogo, si pone il problema inerente alla dinamica dei rapporti tra l’ordinamento giuridico italiano e le norme del diritto internazionale generale. In particolare, la Corte costituzionale ha chiarito che la norma internazionale consuetudinaria, per la parte confliggente con i principi fondamentali e i diritti inviolabili, non entra nell’ordinamento italiano e non può essere applicata. Occorre tuttavia comprendere le modalità attraverso le quali far valere i limiti in questione e le competenze della stessa Corte al riguardo. Si pone poi la necessità di analizzare la natura del rapporto tra i valori fondamentali dell’ordinamento italiano, da un lato, e di quello internazionale, dall’altro: viene dunque in rilievo la questione dell’adattamento e, soprattutto, della “posizione” delle norme imperative del diritto internazionale generale al cospetto dei principi fondamentali del nostro assetto costituzionale. Si pongono, inoltre, taluni problemi attinenti al contenuto precettivo di talune norme consuetudinarie in relazione ad importanti limiti posti dalla Costituzione alla concreta applicazione delle stesse.
In secondo luogo, obiettivo del Programma proposto è quello di analizzare la giurisprudenza costituzionale in merito alla posizione dei trattati internazionali all’interno dell’ordinamento italiano. Dalle ben note sentenze 348 e 349 del 2007, la Consulta ha si ribadito la posizione sovraordinata dei trattati rispetto alle fonti di rango ordinario, ma lasciando, al contempo, aperte, o comunque in fase di definizione, talune questioni: innanzitutto, sembra crescere in dottrina, l’orientamento per il quale non tutti i trattati internazionali possano dirsi “coperti” dall’art. 117, primo co. Cost., e per questa via, fungere da parametro interposto nel giudizio di legittimità costituzionale. La tesi in discorso sembra far leva sul frequente richiamo, operato dalla Consulta, alla necessaria “vocazione costituzionale” dei trattati. Parrebbe dunque necessario, a giudizio del responsabile e dei partecipanti al Programma, comprendere quale sia il “perimetro”, normativo e dogmatico, entro cui inscrivere la questione, in tutta evidenza centrale, posta dalla Corte e evidenziata dalla dottrina. È inoltre intenzione del responsabile e dei partecipanti affrontare un altro tema, strettamente connesso a quello testé tracciato, vale a dire i limiti alla stipulazione di accordi in forma semplificata.

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