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Walter Aglietti – IBM Analytics and Watson Technical Manager Italy (Roma)

di Luigi Crimella

Dall’ “intelligenza artificiale” all’“intelligenza aumentata”

Anche nel nostro Paese sta crescendo l’adozione e lo sviluppo di nuove tecnologie Big Data, Cloud e Intelligenza Artificiale, non solo presso le grandi aziende ma anche in quelle medio-piccole. Queste ultime, in particolare, potranno trarne notevoli giovamenti per continuare a operare sui mercati mondiali che sono sempre più competitivi ed evoluti dal punto di vista tecnologico. Tra gli “attori” più importanti di questo mercato c’è sicuramente IBM, società a tutti nota che opera da oltre un secolo ed è presente praticamente in quasi tutti i paesi del mondo. Per capire come si muove in Italia una corporation di questo genere, abbiamo intervistato Walter Aglietti, il cui incarico è di “IBM Analytics and Watson Technical Manager Italy”. Nella sua lunga carriera si è occupato di big data, data science, cloud ed infrastrutture legate al dato. Ha rivestito, tra gli altri, incarichi di sales manager e technical manager per IBM Europa ed altre aziende internazionali.  E' considerato un “evangelist BigData” ed esperto di analisi dei dati. Lavora da oltre venti anni nell'Information Technology. Tra l’altro ha sottolineato le brillanti prospettive future di lavoro nel settore a livello europeo per i giovani che vorranno acquisire competenze specifiche. Ecco quanto ha raccontato a Lumsa Big Data.

Come si caratterizza la presenza di IBM nel nostro Paese e nel resto del mondo?
AGLIETTI - IBM è la più longeva azienda a livello globale in campo informatico. E’ una multinazionale e che si è sempre evoluta, da 106 anni a questa parte, mantenendosi al top della tecnologia e dell’innovazione. Per raggiungere questi obiettivi IBM ha sempre puntato sulle competenze dei suoi esperti, basti dire che ha avuto – insieme a migliaia di specialisti di primo piano – ben 6 Premi Nobel alle proprie dipendenze, e che opera in 12 centri di ricerca nel mondo. IBM da sempre si muove a tutto campo, ricercando l’innovazione al livello più avanzato, come nel caso dei computer quantistici, o dei più avanzati sistemi di intelligenza artificiale.

Perché in IBM preferite parlare a proposito dello sviluppo dei sistemi cognitivi, di “intelligenza aumentata” rispetto alla più comune dizione di “intelligenza artificiale” (A. I. - Artificial Intelligence)?
AGLIETTI – Preferiamo parlare di intelligenza aumentata invece che di intelligenza artificiale, perché riteniamo che queste nuove tecnologie debbano essere a servizio dell’uomo e della sua professionalità, aumentandone il potenziale e consentendogli di svolgere il proprio lavoro in modo più rapido, preciso e informato. Il cognitive computing è infatti la tecnologia che ci consente di interagire con i computer in modo molto più immediato e naturale, “parlando” con le macchine e sfruttando la loro capacità di imparare dall’esperienza. I vantaggi principali sono rilevabili soprattutto in tutti quei campi dove è necessario elaborare grandi quantità di dati, disponibili in formati non omogenei tra loro e dunque difficilmente “digeribili” dalle applicazioni informatiche tradizionali.

Vi siete dati una sorta di codice etico interno?
AGLIETTI – IBM ha introdotto tre principi per l'era Cognitiva basati su oltre 100 anni di esperienza nella creazione e nella condivisione di tecnologie per la trasformazione; essi sono alla guida dello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, della loro adozione e utilizzo. Il primo riguarda la 'finalità', che, come dicevamo, è quella di aumentare le capacità dell'uomo, estendere il potenziale che sta nelle sue peculiarità, competenze, esperienza, sia che si tratti di un medico, di un professionista, di un dirigente di aziende. Il secondo punto riguarda la 'trasparenza': IBM è consapevole che, per accogliere appieno i benefici dell’intelligenza artificiale. è necessario avere la fiducia e la partecipazione delle persone, dei cittadini dell'ecosistema in cui lavoriamo, e per avere questa fiducia, abbiamo definito alcuni piccoli, ma importanti, aspetti: 'Dove sono i dati'? 'Quali sono le fonti'? 'Quali le metodologie che utilizziamo'? Inoltre, ovviamente, i risultati in termini di miglioramento dei processi di business e di soluzioni restano ai loro titolari, con i quali lavoriamo per garantire il più alto livello di protezione dei dati stessi. Infine, il terzo principio riguarda le competenze. IBM investe e si impegna per creare le skill del futuro che, proprio grazie alle nuove tecnologie, potranno offrire grandi opportunità di occupazione anche per i nostri giovani.

IBM Watson, dal nome del vostro primo presidente Thomas J. Watson,  sembra essere il vostro “cavallo di battaglia” di questi ultimi tempi, un “super-cervellone” capace di scandagliare archivi non strutturati di dati di ogni genere e trarne informazioni utili e finora sconosciute. Ci vuole descrivere di cosa si tratta e come funziona?
AGLIETTI - Watson è un complesso sistema di informatica avanzata, basato sulle più moderne tecnologie e algoritmi di intelligenza artificiale. In pratica si fonda su interpretazioni di reti neurali che vengono tutte fatte lavorare in sinergia per effettuare simulazioni e training su dati di un certo tipo, tipicamente di un dominio specifico: ad esempio Watson Health per la parte sanitaria, Watson Oncology per la parte specificamente dei tumori e via dicendo. Ci sono diverse verticalizzazioni, per altro liberamente accessibili a ricercatori e sviluppatori. Questi servizi permettono tra l’altro di realizzare chatbot, soluzioni di riconoscimento facciale, vocale o altro e sono disponibili anche in modalità micro, aperti a qualunque sviluppatore che abbia una connessione internet e voglia utilizzare il servizio per ulteriori ricerche e sviluppi. Per i cultori della materia basta visitare la piattaforma cloud IBM Bluemix ed effettuare dei test per verificarne l’utilizzo.

I campi di applicazione dell’intelligenza artificiale sono molteplici: analisi dati bancari, finanziari e assicurativi; studi e ricerche in campo sanitario e biologico-molecolare; machine-learning per marketing e commercio; sistemi di riconoscimento e controllo di gesti, voce, immagine; sistemi di guida autonoma; applicazioni per smart cities e open data. Da parte vostra dove siete più presenti?
AGLIETTI – La trasformazione digitale sta investendo qualunque settore d’industria o campo di azione. Basti pensare a come si sta evolvendo il rapporto tra consumatore e azienda produttrice o distributrice, o tra cittadino e Amministrazione. Ci sono ovviamente industrie che hanno sposato più velocemente questo percorso di innovazione e stanno sperimentando o adottando le nuove tecnologie di intelligenza artificiale. Tra queste ad esempio il retail e il settore finanziario con banche e assicurazioni. Non in secondo piano poi tutta l’industria di produzione, che anche grazie al piano del Governo che ha offerto incentivi all’innovazione, sta portando avanti numerosi progetti di Industria 4.0, che applica l’AI a diversi livelli della catena di produzione fino alla supply chain. Sicuramente poi il settore sanitario e della ricerca stanno facendo numerosi passi avanti grazie ad applicazioni di computing cognitivo. IBM è, con i suoi esperti e le sue tecnologie, al fianco delle diverse imprese.

Si parla molto della vostra partnership con Cisco System. Avete altri partner tecnologici di rilievo?
AGLIETTI
– La partnership con Cisco, che ha l’obiettivo di unire i punti di forza di entrambe le aziende, per trasformare le modalità con cui i professionisti operano, progettando una suite di strumenti e applicazioni di lavoro basati su cloud e sulle funzionalità IBM Watson, non è certamente l’unica. Da alcuni anni IBM ha stretto una partnership strategica con Apple per ridefinire il modo in cui verrà svolto il lavoro, affrontare le problematiche principali di mobilità del settore e dare il via a un vero e proprio cambiamento aziendale guidato dalla mobilità. Possiamo poi segnalare l’acquisizione di The Weather Company da parte di IBM, preceduta da una partnership. Si tratta di una società che raccoglie e elabora dati meteo su scala mondiale. Stiamo parlando di molte centinaia di migliaia di stazioni meteo che raccolgono dati, che vengono poi usati per diverse tipologie di analisi, basti solo pensare alla loro importanza in campi come l’agricoltura o i trasporti. Un’altra partnership recente è con Hortonworks, molto importante per la nostra strategia.

A che punto è il progetto di avviare a Milano, all’interno dello Human Technopole dell’area Expo, il vostro Centro di Eccellenza europeo Watson Health? Su quali dati andrete a lavorare e chi ve li fornirà?
AGLIETTI  - Crediamo che sia importante che sia stata scelta l’Italia per questa iniziativa. Se c’è un campo di applicazione per big data e intelligenza artificiale veramente utile, mi pare che questo sia nell’ambito della salute. Lo dimostrano le sperimentazione fatte dai nostri colleghi con le cliniche più prestigiose negli Stati Uniti. Tutte le parti coinvolte stanno lavorando affinché questa opportunità per il sistema paese diventi una realtà. Al momento non ci sono maggiori dettagli rispetto a quanto annunciato lo scorso anno .

Vedendo la velocità di sviluppo delle tecnologie cognitive sui Big Data, viene il dubbio che al momento sia difficile trovare un numero sufficiente di esperti in grado di farle funzionare. E’ forse così?
AGLIETTI – Assolutamente sì, le professionalità si stanno trasformando. L’Unione europea ha dichiarato che nel 2027 ci saranno più di 900.000 posti di lavoro senza candidati perché le nuove tecnologie stanno aprendo un filone di professioni per le quali saranno necessarie nuove competenze. Tra questi ci sono i  data scientists, che incarnano il lavoro che fino a pochi mesi fa veniva definito “il mestiere più sexy del mondo”. Per questo motivo IBM sta lavorando al fianco delle scuole e delle Università in tutto il mondo per sostenere la formazione di queste nuove figure. In Italia, ad esempio, abbiamo partecipato il programma del MIUR per l’Alternanza Scuola Lavoro e in questo primo anno di sperimentazione i nostri esperti sono entrati in contatto con più di 2200 ragazzi. Con i nostri percorsi di alternanza abbiamo raggiunto 40 scuole a Milano, Roma, Torino, Bologna, Napoli e Bari; con più di 1500 ore di lezione su tematiche quali: intelligenza aumentata, Watson, i dati. Un altro esempio focalizzato sul tema del cognitive è il progetto con l’Università Humanitas che prevede la creazione e la sperimentazione di un Tutor Cognitivo per assistere sia i medici sia gli studenti di medicina. Il tutor offrirà piattaforme di studio personalizzato attraverso la scelta di contenuti, simulazioni, commenti e approfondimenti basati sul livello di conoscenze del singolo studente, mediante una semplice interfaccia quale può essere un’app. Il progetto risponde alla necessità di Humanitas University di rendere più efficiente ed efficace il percorso formativo degli studenti di Medicina del 3° anno di studi, nel loro passaggio dalla teoria alla pratica clinica.

(11 ottobre 2017)
©Riproduzione Riservata


1 Su IBM WATSON HEALTH cfr. http://www-03.ibm.com/press/it/it/pressrelease/49449.wss. Nel comunicato ufficiale dell’azienda dal titolo “IBM pianifica il primo Centro di Eccellenza europeo di Watson Health in Italia” veniva detto tra l’altro che “IBM investirà fino a 150 milioni di dollari per sostenere l’agenda sanitaria italiana. L’annuncio in concomitanza con la visita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi al quartier generale di Watson Health” (31 marzo 2016).
Per informazioni si possono anche consultare i seguenti siti: ibm.com/watson - ibm.com/watsonhealth - Per la cartella stampa di IBM Watson: http://www-03.ibm.com/press/us/en/presskit/27297.wss

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