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La tutela della salute psicofisica dell'insegnante

Le condizioni lavorative che minacciano il mantenimento del benessere individuale e collettivo vengono identificate come fattori di rischio. Tutelare la salute significa dare importanza allo stato di benessere fisico, sociale e mentale. L’Accordo Quadro Europeo tra UNIC/UEAPME, CEP e CES (associazioni europee di tutti i datori di lavoro e tutte le organizzazioni sindacali) dell’8 ottobre 2004 (poi ratificato dall’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008), all’art. 3 comma 1, riconosce che lo stress lavoro-correlato è una condizione che può essere accompagnata da “disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale, ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o attese risposte in loro”.

Il burnout è causato da stress professionale a lungo termine e si caratterizza per depersonalizzazione, sfinimento emotivo, riducendo la realizzazione personale (De Stasio, Fiorilli, Benevene, Di Chiacchio, Uusitalo-Malmivaara, 2017). Sempre da questa ricerca emerge come esso sia un processo dinamico, in grado di influenzare il contesto lavorativo, il rapporto con gli studenti, la vita personale: è una condizione di esaurimento, fatica psicologica e fisica, in relazione al proprio lavoro, e può coinvolgere diversi attori sociali, tra cui medici ed infermieri, impiegati, insegnanti ed anche dirigenti scolastici.

A tal proposito nel 2018 L’Osservatorio Nazionale Salute e Benessere Insegnanti (ONSBI), in collaborazione con l’Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della scuola (ANP), ha condotto un’indagine esplorativa sui livelli di stress e benessere dei dirigenti scolastici nel contesto lavorativo: sono state analizzate le richieste lavorative, cognitive, emotive e i ritmi lavorativi; i rapporti dei dirigenti scolastici con l’amministrazione, gli aspetti lavorativi positivi, l’autoefficacia; l’insicurezza e la soddisfazione lavorativa, l’influenza del lavoro nella vita privata e viceversa, le condizioni di salute ed infine le esperienze negative vissute a scuola. Il campione finale conta 1616 dirigenti, ed è composto per il 66% da donne, di età compresa tra i 35 e i 65 anni. Il 54.4% dirige un Istituto Comprensivo, il 37.4% dirige un Istituto di Istruzione Secondaria di II grado.

Dall’indagine emergono alcuni fattori di rischio: più in particolare il 90% dei dirigenti sostiene che il proprio lavoro è distribuito spesso/sempre in modo irregolare tanto da accumularsi; l’80% dichiara di non aver tempo per completare tutte le mansioni lavorative richieste. Più del 90% degli intervistati sostiene che durante tutto il giorno il ritmo di lavoro è elevato. Il 99% circa dichiara di dovere controllare spesso molte cose mentre lavora; l’86% degli intervistati sostiene di svolgere un lavoro emotivamente impegnativo e più del 90% dichiara che la situazione lavorativa in cui si trova gli provoca disagio emotivo. Più del 70% degli intervistati sostiene di dover mascherare le proprie emozioni. Il 50% dichiara la mancanza di tempo ed energie a causa del proprio lavoro, al punto tale da avere ripercussioni negative sulla vita privata.
Un dato saliente risiede nel fatto che rispetto alla media del campione italiano, nel 43% dei casi i dirigenti intervistati riferiscono problemi del sonno, nel 46% dei casi sia sintomi depressivi che di stress, nel 48% dei casi sintomi riconducibili a burnout, nel 42% dei casi sintomi cognitivi, nel 40% dei casi sintomi somatici. I risultati di questa ricerca delineano dunque il profilo del dirigente scolastico a rischio: proviene dal nord Italia, attribuisce poco significato al suo lavoro, riportando dunque bassi livelli di soddisfazione lavorativa e deve fare fronte a richieste lavorative impegnative. In più, presenta sentimenti di sfiducia nei confronti dell’Amministrazione, ha poca esperienza lavorativa, ma presenta livelli di stress, burnout e sintomi psicosomatici significativi. Allo stesso modo, ha subito minacce o episodi di violenza all’interno del contesto scuola.
Secondo la direttiva europea 89/391 CEE, recepita in Italia con il d.lgs. 81/08, vi è l’obbligo da parte del datore di lavoro di rilevare lo stress lavoro-correlato ed il rischio psicosociale nei propri dipendenti. Nello specifico con il d. lgs. 81/08 il datore di lavoro ha due obblighi inderogabili, e cioè valutare tutti i rischi ed elaborare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR); successivamente, assegnare il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP). All’articolo 4, comma 2, si legge che un eventuale problema di stress lavoro-correlato implica un’analisi su fattori determinanti, come per esempio i carichi di lavoro, il grado di autonomia, le condizioni ambientali, la comunicazione ed i fattori soggettivi emotivi.

Pertanto l’intervento da parte dello psicologo con una formazione specifica secondo le leggi 56/89 e 170/03 nella materia in oggetto, o come esperto esterno all’ente/azienda o come membro del servizio prevenzione e protezione, sarebbe auspicabile. La competenza di questa figura professionale deve contemplare la valutazione diretta del rischio stress lavoro-correlato, progettando e disponendo interventi correttivi supportati da azioni di monitoraggio, a seguito della valutazione preliminare obbligatoria; allo stesso modo, egli può contribuire alla formazione e all’informazione dei lavoratori su temi di rilevanza sociale notevole come lo stress lavoro-correlato, in accordo agli articoli 36 e 37 dello stesso d.lgs. L’intervento dello psicologo diventa ancora più rilevante nel momento in cui deve utilizzare la valutazione approfondita, valutando così le percezioni soggettive dei lavoratori tramite strumenti come il focus group, i questionari, le interviste semi strutturate (vedi http://www.psy.it/stress-lavoro-correlato-quadro-normativo).

L’ONSBI si impegna a diffondere la cultura del benessere degli insegnanti, lavorando tramite l’attività di ricerca sui fattori di rischio e sullo stress lavoro-correlato. Nel dettaglio l’osservatorio si prefigge di monitorare quei fattori di rischio che impattano negativamente sulla salute degli insegnanti e di tutti coloro che partecipano alla vita scolastica, alunni compresi; di formare per promuovere il benessere scolastico e di implementare i modelli di intervento atti alla rilevazione e modificazione dei suddetti fattori.

(25 marzo 2019)

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