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Identità nazionale e sviluppo della cultura costituzionale europea

Lunedì 25 novembre 2019
Ore 9.30-18.30
Università LUMSA – Aula 11
Via Marcantonio Colonna 19 – Roma

La Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali e le Cattedre di Diritto privato e di Diritto civile del Dipartimento GEPLI, organizzano una giornata di studio su Il contributo dell’identità nazionale allo sviluppo della cultura costituzionale europea in programma lunedì 25 novembre in aula 11, sede via Marcantonio Colonna, Roma.

I lavori inizieranno alle ore 9.30 con i saluti istituzionali del prof. Giampaolo Frezza, prorettore alla Didattica e al Diritto allo studio e del prof. Claudio Giannotti, direttore dei Dipartimento GEPLI.

La sessione del mattino, presieduta dal rettore LUMSA prof. Francesco Bonini, si avvarrà di suo contributo scientifico insieme agli interventi dei professori Pasquale Femia, Roberto Zannotti e Roberto Baratta.

Al pomeriggio, dalle ore 15.00 i lavori riprenderanno sotto la presidenza del prof. Gabriele Carapezza Figlia, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza – Palermo con gli interventi dei professori Arianna Alpini, Angelo Rinella, Giovanni Zarra ed Ernesto Lupo.

A concludere i lavori sarà un intervento del prof. Pietro Perlingieri, emerito dell’Università del Sannio.
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Il dialogo tra Corte costituzionale italiana e Corte di giustizia europea ha compiuto un significativo sviluppo all’insegna del paradigma identitario e dei valori fondativi del sistema italo-europeo. Il percorso è segnato dalla tendenza della Corte di giustizia europea ad occupare progressivamente porzioni di ‘sovranità nazionale’ e ad assumere in maniera preponderante una ‘funzione di controllo di costituzionalità diffuso’. Il pervasivo obbligo di interpretazione conforme, fondato su una concezione gerarchica dei rapporti, si traduce in una mera interpretazione funzionalistica che si rivela inadeguata nella prospettiva di un dialogo effettivo. L’ondivaga giurisprudenza europea sulle «tradizioni costituzionali comuni» e la c.d. sterilizzazione dei controlimiti ne sono una prova.

In questo scenario, non scevro da contraddizioni, la Corte costituzionale italiana reagisce riappropriandosi del suo ruolo di garante dei diritti della persona facendo leva sui princìpi supremi del proprio ordine costituzionale. L’evoluzione dei rapporti italo-europei avanza sino a prospettare una inversione di metodo che sollecita il giudice comune, nell’ipotesi di doppia pregiudiziale e a prescindere dalla diretta applicazione delle norme europee, ad adire la Corte costituzionale italiana qualora ad essere violato sia un diritto fondamentale garantito sia dalla Carta europea sia dalla Carta costituzionale italiana. In tale àmbito applicativo, peraltro di difficile perimetrazione, rientrano, quali diritti fondamentali, i diritti sociali raramente riconosciuti dalla Corte UE come parte dei princìpi generali del diritto europeo.

La Corte UE è l’interprete dei Trattati e della Carta, tuttavia, il vincolo ermeneutico dell’armonia con le tradizioni costituzionali comuni può essere concretizzato soltanto con il contributo interpretativo della Corte italiana.

La locandina

Pubblicato il 20/11/19 in : IN EVIDENZA, Giurisprudenza, Economia, Politica e Lingue moderne (Roma)

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