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Food sharing: tra sostenibilità e riduzione degli sprechi alimentari

Oggi ci troviamo di fronte a un incredibile paradosso. Ogni anno circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene sprecato. Allo stesso tempo però, il numero di persone che soffrono la fame è in crescita in tutto il mondo e tocca 821 milioni soggetti, vale a dire una persona su nove.

 

Una persona su nove, nel mondo, soffre la fame. Ed è un dato in crescita

 

Con Understanding Food Sharing Models to Tackle Sustainability Challenges, articolo scientifico pubblicato sulla rivista Ecological Economics, Laura Michelini (Università LUMSA), Ludovica Principato (Università di Roma Tre) e Gennaro Iasevoli (Università LUMSA) hanno tracciato i confini delle principali piattaforme online che della condivisione del cibo hanno fatto il loro fulcro di interesse, classificandone i modelli di business ed evidenziandone benefici per la società e barriere per la loro diffusione.

Di recente, infatti grazie al costante sviluppo delle piattaforme digitali e alla diffusione della sharing economy, si stanno facendo avanti una serie di strumenti online di food sharing che hanno l’obiettivo di redistribuire (con modalità e formule diverse) gli alimenti in eccesso a livello di produzione, distribuzione e ristorazione.

 

Food sharing: un nuovo modo di redistribuire gli alimenti in eccesso ed evitarne lo spreco

 

L’aspetto interessante in questo scenario è che a fronte di un unico obiettivo – la riduzione degli sprechi alimentari – i modelli di business adottati sono molteplici. I docenti e ricercatori dell’Università LUMSA e di Roma Tre ne hanno individuati tre:

  • Sharing for the community, il cui obiettivo è la condivisione di cibo nella comunità, con un meccanismo di tipo peer-to-peer (P2P).
  • Sharing for money, in questo caso il fornitore (sia esso produttore, distributore o ristoratore) pubblica sulla piattaforma le offerte di prodotti invenduti o vicini alla data di scadenza e il consumatore si reca sul punto vendita dove li acquista ad un prezzo scontato.
  • Sharing for charity, in questo caso il meccanismo è simile a quello adottato dai banchi alimentari, ossia i fornitori offrono gratuitamente i prodotti in eccesso pubblicando la disponibilità sull’app e le organizzazioni non profit raccolgono le offerte.

Tra i limiti, soprattutto in Italia, vi sono la resistenza tecnologica e culturale che comportano la necessità di investire sulle relazioni con i produttori e distributori, sulla formazione e sulla consapevolezza di tutti, operatori del settore e cittadini.

 

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L’articolo completo, in lingua inglese, è disponibile su Science Direct (Michelini L., Principato L., Iasevoli G., “Understanding Food Sharing Models to Tackle Sustainability Challenges”, in Ecological Economics, Volume 145, Elsevier, Amsterdam 2018, pp. 205-217).

 

Pubblicato il 22/02/19 in : IN EVIDENZA

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