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Center for Relationship Banking and Economics (CERBE)

Membri fondatori

Dott. Yiorgos Alexopoulos (Agricultural University of Athens, Greece)
Prof. Paola Bongini (Università di Milano Bicocca)
Prof. Luigino Bruni (LUMSA)
Prof. Stefania Cosci (LUMSA)
Dott. Vincenzo D’Apice (ABI/Istein)
Dott. Giuseppe De Lucia Lumeno (Associazione Nazionale fra le Banche Popolari)
Prof. Giovanni Ferri (LUMSA)
Prof. Claudio Giannotti (LUMSA)
Prof. Silvio Goglio (Università di Trento and Euricse)
Prof. Panu Kalmi (University of Vaasa, Finland)
Dott. Punziana Lacitignola (Università di Bari)
Dott. Juan Lopez (Federcasse)
Prof. Valentina Meliciani (Università di Teramo)
Prof. Ewa Miklaszewska (University of Cracow, Poland)
Prof. Pierluigi Murro (LUMSA)
Prof. Doris Neuberger (University of Rostock, Germany)
Prof. Tommaso Reggiani (LUMSA)
Prof. Udo Reifner (Institute of Financial Services Hamburg, Germany)
Prof. Matteo Rizzolli (LUMSA)
Dott. Zeno Rotondi (UniCredit)
Dott. Federica Sist (LUMSA)
 

Direzione
Prof. Giovanni Ferri (Direttore - Coordinatore LUMSA)
Prof. Luigino Bruni (Condirettore)
Prof. Doris Neuberger (Condirettore)
Prof. Pierluigi Murro (Segretario)

Advisory Board:
Paola Bongini (Bicocca University)
Vincenzo Chiorazzo (ABI, Italian Banking Association)
Stefania Cosci (LUMSA University)
Giuseppe De Lucia Lumeno (Assopopolari)
Leonardo Gambacorta (BIS, Bank for International Settlements)
Silvio Goglio (University of Trento and Euricse)
Juan Lopez (Federcasse)
Ewa Miklaszewska (University of Cracow)
Udo Reifner (Institute of Financial Services Hamburg)
Matteo Rizzolli (LUMSA)
Zeno Rotondi (UniCredit)

Link alla Homepage dettagliata dell’Unità di ricerca

Obiettivi della ricerca
L’Unità di ricerca su Relationship Banking e Economics (Center for Relationship Banking and Economics) si propone di elaborare percorsi di ricerca e di formazione volti a meglio comprendere e promuovere l'importanza dei beni relazionali come mezzo per affiancare approcci esclusivamente liberisti che troppo spesso hanno portato a una sopravalutazione del mercato, con un'impostazione meramente contrattualistica esplicita che trascura la dimensione di persona umana.
La Grande Crisi che ha colpito tutti i Paesi ricchi dal 2008 e ancora attanaglia gran parte dell’Europa testimonia il fallimento del modello economico prevalente, quello del capitalismo individualistico anglo-americano. Alla base di tale modello, specie nella variante di finanziarizzazione estrema propria degli scorsi decenni, si colloca un approccio “contrattualistico” esplicito, in base al quale gli individui debbono preoccuparsi esclusivamente di perseguire la massimizzazione della propria utilità, mentre il benessere collettivo dovrebbe essere assicurato dal funzionamento della “mano invisibile” smithiana. In realtà, l’approccio contrattualistico puro non tiene conto che i mercati sono troppo spesso incompleti, di modo che il sistema degli scambi può “ingripparsi”. Basti pensare al mercato del lavoro, ove nell’Europa del sud quasi un giovane su due è oggi disoccupato, oppure a quello del credito, in cui l’accresciuto rischio e la fragilità delle banche rendono sovente impossibile per le imprese e le famiglie ottenere finanziamenti. In altri termini, la dimensione del mercato e il suo funzionamento dipendono da situazioni di contesto e abbisognano di essere alimentati da meccanismi che favoriscono la creazione di fiducia, rendendo così possibili scambi che altrimenti non sarebbero realizzabili. È a questa giuntura che i beni relazionali acquisiscono un ruolo fondamentale.
Sebbene ve ne siano molti altri, i due segmenti in cui ormai da tempo gli studiosi hanno riconosciuto l’esistenza di situazioni di “fallimento del mercato” sono il mercato del credito e quello del lavoro. In considerazione di ciò si intende dedicare una parte importante delle iniziative dell’unità di ricerca al mercato del credito, studiando il tema del Relationship Banking (RB). Alcuni tratti da approfondire con la ricerca riguardano:  i) il grado in cui il RB contribuisce a ridurre il razionamento del credito alle famiglie meno capaci di fornire garanzie collaterali e alle imprese che, pur dotate di buone prospettive, risultano opache agli occhi delle banche;  ii) la misura in cui il RB si associa a diverse forme societarie (es. banche S.p.A. vs. banche cooperative, casse di risparmio e banche di micro-credito, laddove l’obiettivo delle prime è massimizzare il profitto mentre quello delle seconde è servire i soci e/o la comunità di riferimento), a diversi modelli di business (es. modelli al dettaglio vs. modelli all’ingrosso) e di struttura di governance (es. strutture con potere decisionale accentrato vs. strutture più democratiche) delle banche;  iii) le relazioni che si stabiliscono tra il RB, l’organizzazione della banca e la capacità di usare informazioni hard (dati quantitativi di bilancio ecc.) oppure soft (informazioni prevalentemente di natura qualitativa, ma anch’esse cruciali nel determinare il grado di rischio del debitore);  iv) il ruolo della regolamentazione nel determinare il ricorso al RB da parte delle banche.
Ma è facile comprendere come i beni relazionali non costituiscano un possibile toccasana solo nel mercato del credito, bensì possano contribuire a creare benessere e felicità anche in altri segmenti dell’interazione socio-economica, come evidenziato ormai da un’ampia letteratura teorica ed empirica. La scienza economica oggi dominante è totalmente incentrata sull’individuo, e vede le relazioni sociali solo strumentalmente. In realtà, dall’osservazione della vita quotidiana dentro e fuori i mercati, e da quanto ci raccontano da decenni le altre scienze sociali e la psicologia, l’essere umano esprime bisogni relazionali simbolici ed emotivi che non possono essere catturati da un paradigma individualistico e strumentale. Le dinamiche organizzative di benessere lavorativo, le scelte di restare o lasciare un posto di lavoro in un’impresa, dipendono senz’altro da incentivi e contratti, ma anche da questi elementi relazionali, affettivi ed emotivi, che la letteratura sui beni relazionali ci sta raccontando, senza che la scienza ufficiale le dia ancora il necessario ascolto. Uno degli scopi dell’unità di ricerca è contribuire ad aumentare l’attenzione su questi temi con la ricerca e la diffusione delle idee.

Iniziative:
Il CERBE ha tenuto la propria riunione di fondazione il 23 aprile 2014.

Il CERBE, in collaborazione con la LUMSA, l’Associazione Tincani e Unioncamere ha lanciato il progetto didattico e di ricerca “Gli studenti crescono con le imprese di famiglia” volto a:

  • favorire la crescita professionale degli studenti, anche con stage/tirocini “incrociati”;
  • comprendere le aspettative (antiche e nuove) delle imprese di famiglia verso la LUMSA e adeguare l’offerta formativa e/o i filoni di ricerca;
  • portare l’impresa di famiglia al centro del dibattito pubblico anche per favorire l’adozione di politiche non penalizzanti nei confronti di questo tipo d’impresa;
  • raccogliere dati utili per una o più pubblicazioni scientifiche.

Per maggiori informazioni, cfr.: "Gli studenti crescono con le imprese di famiglia"

In continuità con questo progetto didattico e di ricerca, è stato anche istituito un concorso per l’assegnazione di un premio per la miglior tesi di laurea magistrale in discipline economiche-sociali sui temi connessi al fenomeno delle imprese di famiglia, cfr.: Bando per l’assegnazione di un premio per miglior tesi di laurea magistrale in discipline economico – sociali

Corsi di Laurea Master e Post Laurea