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Arch. Valina Geropanta, esperta di pianificazione urbana e servizi avanzati

di Luigi Crimella

Siamo pronti a vivere in una città “smart”?
Tra le tante “app” di cui disponiamo sugli smartphone, già oggi troviamo servizi per facilitare la nostra esistenza e gli spostamenti nelle grandi città: basti pensare alle mappe interattive, le applicazioni per bus e metropolitane, i social per automobilisti (es. Waze o Moovit), i sistemi meteo ecc. Nel prossimo futuro è però previsto un vero boom di queste applicazioni, sia in senso quantitativo sia qualitativo. Così come già oggi compiamo operazioni bancarie dal telefonino (fintech), potremo prenotare visite specialistiche in ospedale, controllare l’arrivo del nostro bus più vicino, ottenere un certificato anagrafico in tempo reale in formato pdf, gestire i nostri spostamenti in auto studiando i flussi del traffico, rilevare la pattuglia di polizia più vicina per segnalazioni, sottoscrivere contratti e forniture senza recarci agli sportelli, dialogare e comandare apparati di lavoro e domestici da remoto (domotica) e altre operazioni. Sul versante delle autorità pubbliche, le “smart cities” si cominciano a profilare come ambienti urbani  dove buona parte delle variabili più complesse vengono tenute sotto controllo istantaneo, e ciò grazie a potenti computer e server interconnessi e dialoganti. Pensiamo a eventi quali il traffico e gli ingorghi nelle ore di punta, emergenze quali incidenti, incendi, crolli, gli assembramenti umani più disparati (scioperi, manifestazioni, scontri, sfilate), la criminalità e le sue recrudescenze ormai sempre più geo-localizzabili laddove esistono sensori e videoregistrazioni, le inefficienze strutturali (acqua, luce, metropolitane, bus, ambulanze ecc.). La “smart city” quindi non è solo un’idea, intrigante ed avveniristica, ma sta diventando una realtà concreta e, in alcuni casi, già sperimentabile. Gestire una città “smart” significa disporre non solo delle tecnologie più avanzate e performanti, ma anche poter raccogliere, processare e interpretare una mole di dati crescente che provengono da una impalcatura strutturale condivisa e connessa tra più soggetti. Il punto è quindi capire cosa è stato fatto in questo ambito fino ad ora e come, grazie all’utilizzo sistematico e incrementale dei  Big Data, sarà possibile far evolvere le città “intelligenti” a servizio dei singoli e della società. Per una prima “survey” della situazione abbiamo intervistato la giovane architetto Valina Geropanta, di nazionalità greca e operante a Roma da diversi anni. Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Patrasso, Valina ha conseguito un master in “housing & urbanism” alla Architectural Association di Londra e un dottorato di ricerca all’Università Sapienza di Roma con una tesi dal titolo “Smart City: Constructing the Digital, Internet Blueprints in Urban Planning”. Attualmente è ricercatrice sul tema “Smart city e Smart building applications for user-driven social innovation” presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Creta, e dal 2016 coordina il Master in Interior Design presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma.

Oggi si parla molto di “smart city”. Cosa dobbiamo intendere con questa dizione?
GEROPANTA – «Negli ultimi quindici anni più di duemila località a livello globale si sono fregiate dell’aggettivo “smart” per sottolineare la risposta che l’architettura e l’high tech stanno fornendo alle attuali transizioni della città. In questo momento di passaggio la tecnologia e le nuove infrastrutture di comunicazione stanno diventando lo strumento strategico per modificare gli elementi della produzione urbana contemporanea e per far fronte agli attuali maggiori problemi dell’umanità, quali il riscaldamento globale, la sovrappopolazione e il degrado urbano. Più specificatamente, la smart city promuove un concetto di performance urbana che non dipende solo dalle dotazioni di infrastrutture della città, ma anche dalla disponibilità e qualità dello scambio di conoscenza, dalle infrastrutture sociali e da quelle ambientali. Come tale il suo fulcro sembra essere legato al ruolo dell’ICT (Information and Communication Technology) nella creazione dei sistemi produttivi che sono strumentati, interconnessi e intelligenti con l’obiettivo di assicurare uno sviluppo sostenibile, una gestione sapiente delle risorse naturali e un’alta qualità della vita dei cittadini».

Ci può fare qualche esempio di città nel mondo dove si registra una presenza significativa di soluzioni e applicazioni “smart”?
GEROPANTA - «Esistono oggi una serie di iniziative “smart” a livello mondiale, spesso focalizzate su singoli ambiti come l’efficienza energetica negli edifici, servizi di trasporto pubblico flessibili, infrastrutture digitali, smartgrid ecc., e spesso orientate nella direzione di un approccio integrato, che esalti l’inter-operabilità e la scalarità delle soluzioni. Alcuni esempi di città rappresentative di diversi approcci“smart” ormai conosciuti e studiati sono: Masdar ad Abu Dhabi (energia solare ed ecologia), ElPoblenu (@22) a Barcellona (soluzioni tech per traffico e coesione sociale), Lusail-Qatar (dal 2018 impatto ambientale minimo per 80 mila persone), SongdoInternational Business District (Corea – digitalizzazione pratiche quotidiane), quartier White Chapel a Londra (servizi pubblici integrati comunità multietniche), Amsterdam (sensori wireless urbani). In Italia Torino è considerata oggi una città smart grazie a varie iniziative per abbassare l’impatto ambientale dei mezzi di trasporto nel centro storico della città. In ognuno di questi progetti interagiscono vari livelli: architettura, tecnologia e comunicazione, dimensione sociale dello spazio e integrazione delle ICT a livello spaziale, con le relative ripercussioni sulle pratiche sociali che vi si svolgono. Inoltre, le riforme principali prevedono una riorganizzazione delle funzioni e dei servizi nell’ottica del miglioramento dell’area metropolitana».

Nel breve volgere di pochi decenni, secondo le previsioni Onu, circa la metà della popolazione mondiale vivrà in enormi conglomerati urbani di decine di milioni di abitanti. Forse non si potrà più parlare di “città” ma di ampi territori urbanizzati (saranno delle “super-città”). Quali percorsi sta facendo la ricerca universitaria in questa direzione e che prospettive di applicazioni “Smart” si fanno avanti?
GEROPANTA - «Nelle università c’è grande fermento perché si percepisce che l’ondata delle nuove tecnologie potrà avere un effetto molto vasto sul benessere dell'umanità e la salute del nostro pianeta. Per questo le università oggi hanno acquisito un ruolo baricentrico attraverso il quale istituzioni, persone e imprese interagiscono per determinare i processi d’innovazione. Sono quindi tanti i team provenienti da tutte le discipline che studiano nuove strategie e applicazioni “smart” per la migliore gestione delle super-città. Più recenti sono i percorsi di ricerca sui metodi per ridurre il consumo dell’energia, per esempio sono stati studiati sensori e smartdevices che reagiscono con l’ambiente e gli utenti. In maniera simile altre discipline si occupano delle creazione di edifici verdi, di trasporti intelligenti e della salute IT. Tanti gruppi di studio si stanno focalizzando sulla realtà aumentata e digitale per promuovere visite virtuali di monumenti e al patrimonio culturale».

Come si manifesta in particolare l’impegno di architetti ed urbanisti per la realizzazione di città “smart”?
GEROPANTA - «In architettura e in urbanistica l’interesse è focalizzato su tematiche come la creazione delle quartieri smart, ovvero la trasformazione o la creazione di aree residenziali sostenibili a basso impatto ambientale; la creazione di micro infrastrutture, vale a dire l’utilizzo delle tecnologie come sensori e devices per lo scambio e l’utilizzo dei dati e l’utilizzo di questi dati nella procedura di design; la costruzione di sistemi di traffico intelligente: sensori stradali ad alta tecnologia o GPS per monitorare il traffico in tempo reale. La creazione di piattaforme digitali, ossia l’utilizzo delle tecnologie per favorire i processi partecipativi e la cooperazione attraverso la creazione di spazi digitali per la conservazione e la promozione della eredità urbana. Inoltre, nel campo della ricerca architettonica sono state adottate come metodologie di lavoro, tecnologie e sistemi di movimentazione dei materiali automatici, robotica avanzata, sistemi di visione con realtà aumentata per giudicare meglio gli operatori nello svolgimento delle attività quotidiane. In conclusione tutti lavorano su metodi per migliorare la gestione delle risorse naturali, per una governance più partecipativa, per rafforzare i rapporti di collaborazione, per creare nuove sinergie, ecologie e networking e per offrire ai cittadini strumenti e servizi che possano rendere la loro vita più facile e di migliore qualità».

In un punteggio ideale da 1 a 10 per la presenza di soluzioni che qualificano come “smart” una città, che voti potrebbero essere assegnati – sulla base di criteri rigorosamente scientifici – a città quali Roma, Milano, Torino, Venezia, Napoli, Palermo?
GEROPANTA - «Nelle città italiane si percepisce una continua crescita nel grado d’innovazione dei capoluoghi, e si assiste ad una fase di profonda trasformazione che le città stanno attraversando sotto il profilo istituzionale, urbanistico e dei servizi di rete. Bisogna considerare che la natura di ogni progetto e il percorso effettuato nella realizzazione di un progetto “smart” sono molto diversi e i risultati di una possibile valutazione diventano molto varie. Per esempio secondo il rapporto Smart City Index 2016, “nel 2016 Bologna, Milano e Torino occupano il podio nel ranking nazionale per le applicazioni, i servizi, le infrastrutture e le reti, e sono considerate come le città più avanzate, mentre Roma affronta il proprio percorso con la creazione di una visione della Smart City che tenga conto dell’interazione con la sua eredità culturale.” Inoltre, IcityRate 2016, il rapporto annuale realizzato da IcityLab per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso verso città più intelligenti, presenta il capoluogo lombardo come “diamante dello smart living italiano”, mentre spiega il “tracollo di Roma per problemi di legalità” ».

Da quali ambiti si dovrebbe partire (ad esempio reti cablate, trasporti, salute, prevenzione incidenti, sicurezza, ecologia) per iniziare a trasformare concretamente le città in vere “smart cities”? Che ruolo svolgono i Big Data in queste tecnologie e applicazioni?
GEROPANTA - «Troppo spesso, il concetto smart è ridotto a interpretazioni parziali e limitate allo sforzo di proporre una strategia stimolante.  La smart city è costruita da processi “educativi” dall’alto verso il basso e viceversa che agiscono come device strategici per cambiare i processi produttivi moderni. Nel primo caso possiamo avere una strategia organizzata per la risoluzione di una problematica specifica di un’area (ad esempio il trasporto, la sanità ecc.), mentre nel secondo caso siamo testimoni di come gli utenti (cittadini) creano le loro iniziative per migliorare i fattori di servizio o di produzione della loro area. Tutti e due i casi nascono come risultati di una ricerca sulle dinamiche, sulle problematiche ma anche sui vantaggi di un luogo specifico e deve esistere una visione coerente e olistica dei processi di sviluppo del territorio, da una governance efficace e capace di organizzare e coordinare tutte le iniziative pubbliche e private. Tutte le visione sono importanti e quindi tutte devono essere affrontante Per rendere smart una città è necessario infatti operare a diversi livelli: definire una visione adatta per le specifiche problematiche di ogni luogo, sviluppare le infrastrutture tecnologiche di cui la città ha bisogno, ossia un insieme di strumenti tecnologici per processare la comunicazione e per la creazione, la disseminazione e la gestione dell’informazione su Internet, delle smartgrid, dei sistemi audiovisivi e delle rete web, dell’hardware e del software per semiconduttori e sensori.  Inoltre, è necessario definire una governance dei processi di sviluppo della smartcity che coinvolga gli attori pubblici e privati, promuovere lo sviluppo di applicazioni che siano coerenti e sinergiche con la visione generale e trovare modi per includere il più possibile i cittadini. Questa ultima fase include un ‘training’ o insegnamento dei cittadini, una procedura ormai fortemente connessa con il creative milieu. Il mio suggerimento è dunque di fornire le città di tutti gli strumenti necessari, ma anche e soprattutto, di pensare a come raccogliere e integrare, possibilmente in tempo reale o quasi, i tanti dati che sono indispensabili per realizzare strategie smart direttamente da ogni singolo luogo. Se non ci fosse modo di raccogliere e organizzare questa molteplicità di informazioni, che servono sia per la creazione della visione smart ‘glocale’, ma anche per lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche, anche il più sofisticato progetto di pianificazione e controllo di una città smart, risulterebbe nei fatti inutile».

Sarà lo smartphone a rappresentare il passaporto in mano a ogni persona per accedere ai servizi “Smart” del prossimo futuro? O all’orizzonte si profila qualche altro device ancora più avanzato?
GEROPANTA - «In questo momento è lo smartphone l’oggetto principale che permette la comunicazione fra utenti e piattaforme digitali e permette di colmare il divario digitale. Alla stessa maniera, le maggiori società attive nel campo di ICT fanno esperimenti diversi su altre device e gadgets che offrono risultati già più avanzati e che hanno diversi valori come per esempio gli smartscreens e gli occhiali a realtà aumentata o la robotica che permettono di offrire informazioni, in genere ri-elaborate in maniera elettronica che non sarebbero percepibili in altra maniera dai cinque sensi. Nel film ‘Lei’, scritto e diretto da Spike Jonse nel 2013, lo sceneggiatore prevede che nel futuro i sistemi operativi degli smartphones saranno anche in grado di apprendere ed elaborare emozioni. A conti fatti grazie all’’internet delle cose’ le grosse aziende stanno già costruendo oggetti intelligenti che hanno anche capacità decisionali. Credo quindi che nel giro di 10 anni gli smartphones saranno resi obsoleti dai progressi nella realtà aumentata e che sarà possibile interagire con sistemi di realtà aumentata tramite per esempio un piccolo bracciale o un chip, e che probabilmente ci saranno sistemi di nanotecnologia wireless, che potranno aggiungere un livello di intelligenza artificiale direttamente nel nostro corpo».

(2 marzo 2017)


Città nel mondo con approcci e sistemi “smart”
Quelle che seguono sono alcune delle evoluzioni di “smart cities” più strutturate e oggetto di studi e sperimentazioni;

  • Masdar ad Abu Dhabi, che conta esclusivamente sull’energia solare e su un’ecologia senza rifiuti;
  • ElPoblenu (@22) a Barcellona, con le sue iniziative per velocizzare il traffico e aumentare la coesione sociale attraverso la tecnologia;
  • Lusail in Qatar, che nel 2018 sarà in grado di ospitare 80.000 persone, assicurando un impatto ambientale minimo e la possibilità di avere una città personalizzabile da ogni server nei quartiere diversi;
  • SongdoInternational Business District sulla costa di Incheon, 65 km da Seul, Corea, con i suoi sistemi per la digitalizzazione delle pratiche quotidiane;
  • Il quartier White Chapel a Londra, con l’integrazione di strategie per la partecipazione dei servizi pubblici delle comunità multi-etniche;
  • Amsterdam 2012, con l’installazione diretta di sensori wireless.

Bibliografia e testi di riferimento sulle “smart cities”

Corsi di Laurea Master e Post Laurea