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Luigi Cannari, Vice-capo Dip. di Economia e statistica Banca d'Italia

di Luigi Crimella

Banca d’Italia e i Big Data: tanti “pro” e alcuni “contro”

Con l’avvento delle tecnologie che permettono di utilizzare i Big Data a livello aziendale, di ricerca e anche sociale da parte delle pubbliche amministrazioni, si va ampliando la platea degli utenti ad ogni livello. Anche le banche centrali ultimamente sono state interessate dal fenomeno, che nel loro caso riguarda in particolare l’analisi ed elaborazione di dati sia interni sia esterni che possono implementare le funzioni istituzionali. Per conoscere la situazione nell’Istituto centrale del nostro Paese, abbiamo rivolto alcune domande al dott. Luigi Cannari, Vice-capo del Dipartimento di Economia e statistica della Banca d’Italia. Oltre a una lunga carriera interna, Cannari ha svolto compiti istituzionali presso il Comitato statistico della Banca centrale europea e il Comitato per le statistiche monetarie, bancarie e della bilancia dei pagamenti dell'Unione europea. È tra l’altro autore di saggi sui temi della distribuzione del reddito e della ricchezza e su aspetti di economia territoriale.

Qual è la situazione al momento per quanto riguarda l’utilizzo da parte della Banca d’Italia  di tecniche per l’analisi dei “Big Data”?
CANNARI – “Come in altre banche centrali, anche in Banca d’Italia vi è un interesse ad approfondire le possibilità di utilizzo delle tecnologie per l’analisi dei Big Data. Queste tecnologie sono potenzialmente importanti per la ricerca economica e per la produzione statistica. Le sperimentazioni attualmente in corso riguardano principalmente tre filoni: l’elaborazione in memoria di grosse moli di dati strutturati, organizzati in record predefiniti; la raccolta e la successiva elaborazione di informazioni destrutturate, ma strutturabili; l’analisi di dati testuali. La sperimentazione riguarda congiuntamente sia dati di fonte interna sia informazioni disponibili sulla rete Internet”.

Tra i servizi interni di analisi statistica e finanziaria, in Banca d’Italia sono presenti esperti e specialisti di Big Data?
CANNARI – “La Banca d’Italia ha iniziato a investire in formazione specialistica e in risorse tecniche per la sperimentazione delle tecnologie Big Data da qualche anno. Di recente è stato costituito un gruppo di lavoro che include differenti profili (statistici, economici, informatici e amministrativi), sia per facilitare all’interno dell’Istituto la diffusione della conoscenza di tali tecnologie e strumenti, sia per effettuare sperimentazioni in campi differenti, anche accrescendo la condivisione delle informazioni tra le varie funzioni”.

Quali sono i pro e i contro nello sviluppo e nell’utilizzo delle tecnologie Big Data?
CANNARI – “La tematica dei vantaggi e degli svantaggi delle tecnologie Big Data è controversa, anche perché il confine tra i primi e i secondi continua a spostarsi rapidamente per effetto dell’innovazione tecnologica. Alcuni vantaggi di carattere generale sono evidenziati dai fornitori di soluzioni per lo sfruttamento dei Big Data: la possibilità di elaborare direttamente in memoria e in tempi particolarmente ridotti data set di dimensioni rilevanti (nell’ordine dei TeraByte); la possibilità di realizzare con relativa semplicità dataset di microdati basati su informazioni generate dai dispositivi personali degli utenti di servizi digitali; la possibilità di identificare le caratteristiche e le preferenze di alcune popolazioni obiettivo, che possono essere oggetto di interventi mirati.
Sotto i profili della produzione statistica e dell’analisi economica, più direttamente legati alle funzioni istituzionali della Banca, i Big Data possono rivelarsi utili per aggiornare le fonti informative sui cambiamenti dell’economia e della società. La tempestività con cui le informazioni si rendono disponibili è un elemento importante per la costruzione di indicatori per le previsioni economiche o per la disaggregazione settoriale o territoriale di indicatori attualmente prodotti solo a livello aggregato. La sperimentazione di nuovi strumenti e la combinazione di fonti, aziendali ed esterne, strutturate e destrutturate, può inoltre stimolare l’innovazione, migliorare l’efficienza e contribuire alla creazione di nuovi prodotti e servizi.
Gli svantaggi sono in parte correlati con i vantaggi. Possono esservi rischi legali nella gestione di informazioni individuali o rischi legati a incertezze nel quadro regolamentare. Sotto il profilo più strettamente statistico ed economico, possono esservi problemi di affidabilità dei dati raccolti dal web, distorsioni dovute alla non rappresentatività statistica dei soggetti che forniscono le informazioni sulla rete Internet, instabilità dei legami tra le informazioni raccolte in rete e i fenomeni che si intendono analizzare”.

Con l’adozione di nuovi sistemi di Business intelligence quali miglioramenti sono prevedibili a livello previsionale e gestionale?
CANNARI – “L’introduzione di nuovi sistemi di Business Intelligence permetterà in prospettiva di ampliare il dominio di analisi a dati semi-strutturati o destrutturati di varie fonti, interne ed esterne, anche grazie alla possibilità di incrementare significativamente la velocità di trattamento statistico di grosse moli di dati. In potenza possono derivarne indicatori più tempestivi e maggiormente articolati per il monitoraggio dell’economia e della società, una crescita dell’efficienza e una maggiore innovazione nella produzione di indicatori statistici ed economici per lo svolgimento delle funzioni istituzionali. La rilevanza di questi miglioramenti dovrà tuttavia essere valutata in base sia ai risultati delle sperimentazioni in corso sia alle esperienze maturate dalle altre banche centrali”.

(31 gennaio 2017)
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