Sei in: Home » Ricerca » Big Data » Laura Li Puma e Mario D'Almo del Gruppo Intesa Sanpaolo

Laura Li Puma e Mario D'Almo del Gruppo Intesa Sanpaolo

di Luigi Crimella

Intesa Sanpaolo: l’impegno nei Big Data e IoT è centrale per governare l’innovazione
Intesa Sanpaolo è un gruppo bancario particolare: in Italia è il primo per capitalizzazione (42 miliardi di euro, valori di borsa inizio aprile 2017), terzo in Europa per dimensione e solidità dopo Santander (61 miliardi) e Bnp Paribas (60 miliardi); ha 100 mila dipendenti distribuiti tra gli oltre 4 mila sportelli nel nostro paese e i 1.200 sportelli tra Europa centro-orientale, Medio Oriente, Africa del nord; è presente in 28 altre nazioni tra cui Usa, Russia, Brasile, India, Cina soprattutto con i servizi corporate. Ma Intesa Sanpaolo è anche l’unica “big” tra le banche italiane che quest’anno pagherà un dividendo agli azionisti (3,1 miliardi l’utile netto). I soli altri due istituti che hanno registrato un utile sono di taglia medio-piccola: la Popolare di Sondrio (98 milioni) e Bper Banca (16 milioni), a grande distanza dai 3 miliardi del gruppo torinese. In questi anni di crisi, Intesa ha distribuito oltre 10 miliardi di dividendi, e per il 2018 punta a un livello ancora superiore (si parla di 3,4 miliardi). Tra i meriti dell’istituto c’è sicuramente quello di aver rappresentato un “porto sicuro” per correntisti e risparmiatori, mentre gli scossoni al sistema bancario nazionale producevano fallimenti, bail-in, salvataggi dell’ultimo momento con il Fondo Atlante, accorpamenti e pesanti ristrutturazioni. Disponendo di una liquidità totale di oltre 95 miliardi e di un “free capital” di 10 miliardi, si colloca tra le società quotate più promettenti e in grado di fare acquisizioni anche su scala internazionale (ci ha provato recentemente con le Generali, progetto poi abbandonato perchè non adeguatamente componibile rispetto al core-business). Intesa Sanpaolo si colloca però all’avanguardia anche sul piano tecnologico e dell’innovazione. Prova ne sia l’attenzione dedicata  ai Big Data e all’Internet of Things come del resto alla “sharing economy” nel suo complesso. Qui di seguito l’intervista a due voci ai due responsabili centrali del settore Big Data: Laura Li Puma e Mario D’Almo. Alle nostre domande i due manager hanno voluto rispondere insieme, pur risultando responsabili di due servizi differenziati. Laura Li Puma* è infatti responsabile dell’ufficio Big Data e Internet of Things presso l’Innovation Center in Intesa Sanpaolo. Mario D’Almo* è invece responsabile dell’Ufficio Big Data Lab presso la Direzione Data Office di Intesa Sanpaolo.
 

Fintech, robo-advisor, big data analytics sono alcune delle novità che stanno riguardando il mondo bancario e finanziario. Come si colloca il Gruppo Intesa Sanpaolo dentro questo percorso di ricerca, anche alla luce del vostro “Innovation Center”?
LI PUMA/D’ALMO - L’Innovation Center del Gruppo Intesa Sanpaolo intende supportare la Banca nella creazione di valore con focus particolare sulla crescita del business, dell’efficienza operativa e della diffusione di cultura e competenze. Tra i suoi obiettivi principali quello di presidiare i trend innovativi in ambito fintech ed insurtech proprio con il fine di realizzare la ricerca e lo sviluppo di innovazione per il Gruppo e a supporto dei nostri clienti nei settori industriali di interesse.

Che ruolo attribuite oggi ai Big Data e all’Internet delle Cose?
LI PUMA/D’ALMO - Un ruolo molto importate da presidiare tant’è che sono stati creati dei Competence Center dedicati all’interno dell’Innovation Center: gli incubatori dell’innovazione. Gli incubatori mutano e si evolvono in funzione delle evoluzioni tecnologiche e del livello di maturità che raggiungono in termini di innovazione. Allo stato attuale gli incubatori attivi sono: Big Data, Internet of Things, Artificial Intelligence, Digital Payments, Biometria, Identità digitale, Blockchain e Virtual Currencies. Gli incubatori analizzano nello specifico le tecnologie dei loro ambiti di competenza con il compito di valutarne maturità e ambiti di applicazioni, realizzando studi di fattibilità e Proof of Concept a supporto di nuove progettualità e, in alcuni casi, anche la creazione di nuove società sul mercato (newCo). Obiettivo comune dell’ “Innovation Center” e del “Big Data Lab” è valorizzare il data asset del Gruppo, valutandone le possibili evoluzioni, e sviluppare competenze sul tema.

In quali tra questi ambiti (previsioni, analisi statistiche e quantitative, marketing, risk-management e altri) la Data Science è da voi più presente?
LI PUMA/D’ALMO - La Data Science si sta lentamente ma costantemente inserendo in tutti i processi decisionali aziendali: dal marketing alla cybersecurity, dalla compliance ai servizi operativi. Non c’è ambito in cui potenzialmente non si possano portare dei benefici e miglioramenti.

Su quali nuove figure professionali puntate di più nell’attività di recruiting per questi settori? Avete difficoltà a trovare tali specialisti?
LI PUMA/D’ALMO - Ad oggi abbiamo puntato più sul creare un bacino di giovani brillanti neolaureati provenienti da Matematica, Ingegneria Matematica, Statistica e Fisica. A questi abbiamo aggiunto alcune figure con esperienze selezionate dal mercato, ad alto costo. L’obiettivo è di formare delle nuove figure di Data Scientists facendoli crescere progressivamente in termini di esperienze e formazione. A tale scopo abbiamo creato una Data Academy interna ma con docenza esterna, identificando aziende ed università in grado di portare valore e competenze distintive. A quanto sappiamo sono in sviluppo ma non esistono ancora percorsi accademici riconosciuti o che si sono imposti come bacini di riferimento da cui attingere figure professionali specializzate in Data Science.

Dal Cda al top management, ai responsabili Ict, marketing, middle management, direttori di rete e di filiali: quali di questi livelli aziendali risultano più coinvolti nella big data analysis all’interno della vostra realtà di gruppo?
LI PUMA/D’ALMO - In questo momento il tema Big Data e Advanced Analytics è particolarmente sentito a livello di Top Management; la dimostrazione è che le funzioni più attive su questi ambiti sono il Data Office che riporta direttamente al Cfo e l’Innovation Center che risponde direttamente al Ceo.

Dovendo parlarne a studenti universitari o a persone interessate a questo ambito, quali reputate siano i programmi applicativi, le piattaforme tecnologiche, le conoscenze specialistiche più pertinenti per cimentarsi nei nuovi lavori connessi ai Big Data?
LI PUMA/D’ALMO - Riteniamo che ad oggi non si possa prescindere dalla piattaforma Hadoop nelle sue diverse distribuzioni. Come linguaggi per Data Scientist si sono ormai da tempo affermati R e Python. È un mondo dominato dall’open source e da pacchetti general purpose come Knime. Sempre più importante sarà padroneggiare le tecniche di Data Visualization sia come pacchetti specializzati  sia come librerie specifiche che estendono linguaggi di programmazione (es. D3).

Come sono i vostri rapporti con le Autorità regolatorie italiane ed europee riguardo ai Big Data e al loro utilizzo in ambito finanziario? Riscontrate difficoltà, interpretazioni differenziate da Paese a Paese, ritardi, regole inadeguate?
LI PUMA/D’ALMO - La normativa Europea si sta rapidamente aggiornando ed adeguando. Il problema semmai è di gap competitivo con i paesi anglosassoni ed in particolare gli USA. La legge sulla Privacy, in particolare, pone limiti molto maggiori ai paesi UE. Insomma, i diritti essenziali di riservatezza da garantire andrebbero mediati e contrapposti alle esigenze di competitività delle imprese ed al legittimo interesse dei clienti di beneficiare di servizi e prodotti personalizzati e quindi migliori. È difficile per il regolatore separare quella che è la tecnologia dall’utilizzo più o meno “fair” che sicuramente non giova alla chiarezza sull’argomento. Come Banca dobbiamo garantire il governo del rischio e della sicurezza; l’utilizzo dei Big Data su questi fronti può essere uno strumento estremamente efficace.

Tra le fonti sulle quali lavorare, accanto ai vostri dati interni forniti dalla clientela, che ruolo svolge l’analisi dei social media?
LI PUMA/D’ALMO - Al momento un ruolo limitato, sia per vincoli dettati dal rispetto della normativa sulla Privacy, sia perché i dati social a cui si può accedere sono limitati. Quello dei social media è un tema interessante ma ancora da sviluppare.

Quali sono le garanzie che offrite ai clienti sul rispetto della privacy e l’utilizzo corretto dei dati che vengono rilasciati?
LI PUMA/D’ALMO - Lavoriamo a stretto contatto con le funzioni interne che si occupano della normativa sulla Privacy e sugli sviluppi in termini di GDPR (General Data Protection Regulation - Regolamento UE 2016/679). Ad oggi l’approccio prevalente è estremamente garantista e molto cauto. Anche perché ancora non esiste chiarezza normativa sul tema. Naturalmente siamo coinvolti nei gruppi di lavoro interbancari a livello europeo, dando il nostro contributo in termini di esperienze e conoscenza delle tematiche oggetto delle consultazioni.

(4 aprile 2017)


Laura Li Puma - C. v. e “mission” dell’ufficio Big Data e Iot
Responsabile dell’ufficio Big Data e Internet of Things presso l’Innovation Center in Intesa Sanpaolo. Laureata con lode in Informatica presso l’Università di Torino con la specializzazione di Intelligenza Artificiale. Master in Telecomunicazioni conseguito durante l’esperienza lavorativa presso Telecom Italia Lab (servizi a valore aggiunto in ambito mobile). «La mission dell’ufficio Big Data e IoT – spiega Li Puma - è essere un centro di competenza che presidia l’evoluzione degli ambiti di interesse, individuando minacce e opportunità, analizzando le iniziative singole e di sistema, delle discontinuità normative e delle innovazioni tecnologiche introdotte. La metodologia utilizzata è da “incubatore” attraverso lo sviluppo di use-case in ambito bancario, assicurativo e sulle principali industry di interesse, con la realizzazione di studi di fattibilità, Proof of Technology e Proof of Concept e newCo, per mezzo di collaborazioni con aziende, start-up, centri di ricerca e università».

Mario D’Almo - C.v. e “mission” dell’ufficio Big Data Lab
Mario D’Almo, responsabile dell’Ufficio Big Data Lab presso la Direzione Data Office di Intesa Sanpaolo. Laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Torino ad indirizzo economico finanziario. Master in Organizzazione e Sistemi Informativi, indetto dall’Istituto Bancario Sanpaolo, con una tesi sulla gestione del rischio di credito in ambito internazionale. In Intesa Sanpaolo si è occupato di processi, organizzazione e sistemi informativi delle Filiali Estere del Gruppo Sanpaolo, di canali innovativi, di “demand management”, di controllo di gestione, della data governance delle Banche Estere e infine di Big Data e Data Science. «L’Ufficio Big Data Lab – spiega D’Almo - si occupa essenzialmente di due cose: è “la casa” dei Data Scientists del Gruppo Intesa Sanpaolo e promuove il “change management” culturale volto a trasformare la Banca in una data company attraverso articoli, workshop interni, networking e corsi di formazione strutturati in una “Academy” specializzata nei “mestieri” dei Big Data».

Corsi di Laurea Master e Post Laurea